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venerdì 2 agosto 2013

Raspberry Pi - installazione e configurazione di Transmission-daemon per Raspbian Wheezy

Nota: questa guida risale al 2013 e si riferisce a Raspbian Wheezy, per la guida aggiornata a Raspbian Stretch clicca qui.

Uno dei modi più proficui per sfruttare il Raspberry Pi, non è tanto quello di utilizzarlo come sostituto economico di un desktop, ma più che altro è vantaggioso farlo lavorare autonomamente ed accedervi in remoto quando necessario. Ad esempio, se abbiamo necessità di scaricare dei file di grandi dimensioni dalla rete sfruttando il protocollo di condivisione BitTorrent, sarebbe un incredibile spreco di energia utilizzare un normale computer desktop. Inoltre questa operazione spesso richiede tempi lunghi e la presenza dell'utente davanti al computer non è affatto necessaria. Ecco che qui entra in gioco il Raspberry Pi, con i suoi soli 2 Watt di consumo per ora!
Nel precedente post ho spiegato come installare e configurare Samba, adesso proseguiamo la serie di guide dedicate al Raspberry Pi con l'installazione di Transmission-daemon.

Transmission - il popolare client BitTorrent


Transmission è il nome di un client BitTorrent  molto conosciuto tra gli utenti di sistemi GNU/Linux ed anche tra quelli che utilizzano OS X, a mio giudizio è il migliore.
Transmission-daemon invece è lo stesso programma, ma in versione daemon, cioè privo di interfaccia grafica, il suo scopo è quello di lavorare in background, proprio ciò di cui abbiamo bisogno per utilizzarlo sul Raspberry Pi.
Prima di iniziare la procedura di installazione assicuratevi di aver collegato e configurato correttamente un disco esterno tramite porta USB, se non lo avete già fatto fatelo ora (nel precedente post troverete come fare).
A questo punto poniamo il caso che il vostro disco sia montato in /mnt/nas.
Prima di installare Transmission-daemon aggiorniamo la lista dei pacchetti del repository con

sudo apt-get update

quindi installiamo con

sudo apt-get install transmission-daemon

Transmission necessita di 3 cartelle, una dove mettere i file completati, una dove mettere i file che si stanno scaricando ed una terza opzionale dove l'utente può spostare i file .torrent che vuole aggiungere alla lista dei download.
Andiamo quindi a creare queste cartelle sul nostro disco esterno:

mkdir /mnt/nas/complete

mkdir /mnt/nas/incomplete

mkdir /mnt/nas/watch

Ora abbiamo creato le tre cartelle, la prima per i file completi, la seconda per quelli incompleti e la terza per i file .torrent.
Tutto è pronto per la configurazione di Transmission-daemon.

cd /etc/transmission-daemon

Questa è la posizione in cui troveremo il file di configurazione settings.json, apriamo il file per modificarlo con

sudo nano settings.json

Il file è composto di molte righe, ognuna delle quali contiene un'impostazione del programma.
Cerchiamo la riga denominata "download-dir" ed inseriamo il percorso della nostra cartella destinata a contenere i file completati, diventerà così:

"download-dir": "/mnt/nas/complete",

Ora cerchiamo la riga denominata "incomplete-dir" ed inseriamo il percorso della cartella incomplete:

"incomplete-dir": "/mnt/nas/incomplete",

Nella riga seguente abilitiamo l'utilizzo della cartella incomple:

"incomplete-dir-enabled": true,

Le prossime impostazioni servono ad abilitare l'accesso in remoto a Transmission-daemon, così da poterlo controllare da un altro computer.
Cerchiamo la riga denominata "rpc-enabled" ed assicuriamoci che l'accesso in remoto sia attivo:

"rpc-enabled": true,

Quindi inseriamo una password per poter accedere al programma in questa riga:

"rpc-password": "la_tua_password",

Dove al posto di la_tua_password inserirete una password di vostra scelta. La password che ora appare in chiaro verrà successivamente criptata, la prossima volta che apriremo il file non sarà visibile. Per finire inseriamo un nome utente per accedere

"rpc-username": "nome_utente",

Ricordatevi di scrivere un nome utente di vostra scelta al posto di nome_utente.
C'è anche la possibilità di impostare un filtro sugli indirizzi IP dai quali poter accedere, ma a me ha dato solo problemi quindi vi consiglio di disabilitarlo dalla riga

"rpc-whitelist-enabled": false,

Opzionalmente è possibile utilizzare la cartella che abbiamo chiamato watch come contenitore dei file .torrent che vogliamo aggiungere alla lista dei download. Ogni volta che metterete un file al suo interno Transmission-daemon lo aggiungerà automaticamente alla lista dei download.
Per farlo dovrete aggiungere queste due righe alla fine del file, prima della parentesi graffa chiusa

"watch-dir": "/mnt/nas/watch",
"watch-dir-enabled": true

Fate attenzione alle virgole a fine riga, tutte le righe devono terminare con la virgola, tranne l'ultima prima della parentesi graffa. Per questo motivo non ho messo la virgola dopo true. Ovviamente se aggiungete queste righe dovete aggiungere anche la virgola al termine della riga che le precede.
Possiamo salvare le modifiche premendo i tasti Ctrl + o, premiamo il tasto Invio per confermare il nome del file, quindi usciamo dall'editor con Ctrl + x.

Ora dobbiamo fare in modo che Transmission-daemon legga il file con le nuove impostazioni, digitiamo il comando:

sudo /etc/init.d/transmission-daemon reload

Questo ordinerà allo script di controllo di Transmission-daemon di rileggere il file settings.json e provvederà a criptare la password. Quindi riavviamo il daemon con

sudo /etc/init.d/transmission-daemon restart

Siamo a buon punto, ancora pochi passi per terminare la configurazione. Fermiamo nuovamente il daemon con

sudo /etc/init.d/transmission-daemon stop

Aggiungiamo il nostro nome utente al gruppo debian-transmission, questo è necessario per il corretto funzionamento del daemon

sudo adduser nome_utente debian-transmission

Al posto di nome_utente scrivete il vostro nome utente (quello di default è pi).
Ora modifichiamo lo script di controllo di Transmission-daemon

sudo nano /etc/init.d/transmission-daemon

Nella riga USER mettiamo il nostro nome utente

USER=nome_utente

Salviamo premendo i tasti Ctrl + o, premiamo enter per confermare il nome del file, quindi usciamo dall'editor con Ctrl + x. Dobbiamo ora modificare il proprietario dei file di Transmission-daemon per ovviare ad un presunto bug che impedisce la scrittura sul disco esterno.
Inseriamo i seguenti comandi:

sudo chown nome_utente -R /var/lib/transmission-daemon/info/
sudo chown nome_utente /etc/transmission-daemon/settings.json

Ora possiamo avviare Transmission-daemon, la configurazione è completata

sudo /etc/init.d/transmission-daemon start

Per ovviare a possibili blocchi di sistema in determinate condizioni di lavoro di Transmission-daemon andiamo a modificare alcuni parametri del Raspberry Pi

sudo nano /etc/sysctl.conf

Modifichiamo il valore dell'ultima riga con questo
vm.min_free_kbytes = 16384

Dopo aver salvato, modifichiamo un altro file

sudo nano /boot/cmdline.txt

Modifichiamo la riga come questa

dwc_otg.lpm_enable=0 console=ttyAMA0,115200 kgdboc=ttyAMA0,115200 console=tty1 root=/dev/mmcblk0p2 rootfstype=ext4 elevator=deadline smsc95xx.turbo_mode=N rootwait

Abbiamo aggiunto il parametro smsc95xx.turbo_mode=N, il resto della riga rimane invariato.
Salviamo le modifiche e riavviamo il Raspberry Pi con

sudo reboot

Al suo riavvio Transmission-daemon verrà avviato automaticamente e potrete provarlo spostando un file .torrent nella cartella watch. E' sicuramente comodo poter aggiungere i file in questo modo ed aspettare che i file vengano scaricati, ma spesso è necessario avere un controllo completo del programma. Bene, possiamo controllare Transmission-daemon in remoto nello stesso modo in cui utilizziamo Transmission con la sua interfaccia grafica, vediamo come fare.

Accedere a Transmission-daemon in remoto da un altro computer

Per accedere a Transmission-daemon installato sul Raspberry Pi dal nostro desktop dobbiamo installare il programma Transmission remote GUI. Se utilizzate Ubuntu potete installarlo utilizzando Ubuntu Software Center, per altri sistemi derivati da Debian potete installarlo da Terminale con il comando

sudo apt-get install transgui

Per altre distribuzioni GNU/Linux utilizzate i comandi destinati all'installazione dei pacchetti.
Per gli utilizzatori di sistemi OS X o Windows potrete scaricare il file di installazione direttamente dal sito del progetto.

Una volta completata l'installazione sul vostro desktop, lanciate Transmission remote GUI e scegliete dal menu Transmission -> connetti al demone -> Nuova connessione.
Comparirà una finestra per l'inserimento dei parametri di connessione, inseriamo i parametri:
Host remoto = inserite l'indirizzo IP del Raspberry Pi (è necessario impostare un IP statico per il vostro Raspberry Pi, così non sarà necessario modificare questo parametro ad ogni riavvio)
Porta = 9091 (è la porta standard, a meno che non l'abbiate modificata nel file di configurazione)
Nome utente = il nome utente che avete inserito nel file di configurazione
Password = la password che avete inserito nel file di configurazione

Connessione a Transmission-daemon da remoto


Premete Ok e, se avete inserito tutti i parametri corretti, il programma si collegherà al daemon in esecuzione e vi mostrerà i download in corso. Il suo funzionamento è del tutto identico a quello della versione classica di Transmission. L'unica piccola differenza è nel suo utilizzo con i link magnetici. Se volete aprire un link magnetico con Transmission remote GUI dovrete copiare il link dal browser e, quando porterete in primo piano la finestra di Transmission, apparirà automaticamente la finestra per aggiungere il torrent.

In caso di interruzione dell'energia elettrica non ci sono problemi, il vostro Raspberry Pi si riavvierà e continuerà a lavorare da dove si era fermato.

martedì 25 giugno 2013

Raspberry Pi - come installare e configurare Samba per condividere un hard disk esterno sulla rete casalinga

In questa guida vedremo come creare un NAS (Network Attached Storage) con il Raspberry Pi. Per chi non lo sapesse, un NAS è un dispositivo collegato ad una rete la cui funzione è quella di condividere tra gli utenti della stessa una memoria di massa. In pratica collegheremo il Raspberry Pi al router/modem di casa tramite cavo ethernet (andrebbe bene anche collegarlo tramite un adattatore wifi USB), quindi collegheremo un hard disk esterno alla porta USB del Raspberry e per finire installeremo e configureremo Samba per rendere accessibile a tutti i dispositivi collegati alla rete casalinga il contenuto dell'hard disk.

Se vi state chiedendo che cos'è Samba, è un progetto libero che fornisce servizi di condivisione file e stampati utilizzando il protocollo di condivisione SMB di Microsoft. La popolarità di Samba è dovuta dal fatto che è un software libero e permette la condivisione tra computer con diversi sistemi operativi, tra i quali Windows, OS X e Linux.
Perché dovremmo voler condividere un hard disk sulla rete casalinga? Per esempio potremmo mettere tutte le nostre foto ed i nostri video sull'hard disk condiviso così da potervi accedere dal nostro desktop, dal portatile o da un'altro dispositivo che utilizziamo a casa.

Il Raspberry Pi con un hard disk Western Digital Red da 2 Tera byte utilizzato come NAS


Collegare e montare l'hard disk esterno alla porta USB

Prima cosa da fare e collegare fisicamente l'hard disk alla porta USB del Raspberry Pi, successivamente dobbiamo montare, cioè rendere accessibile il contenuto dello stesso al nostro sistema.
Una cosa importante da sapere è che il Raspberry Pi non riesce ad alimentare un hard disk esterno USB, quindi dovrete fare in modo di alimentarlo esternamente. Come vedete nella foto io ho utilizzato una base alimentata, potete comunque scegliere un qualsiasi case che abbia un cavo di alimentazione.

Creiamo una cartella all'interno di /mnt che farà da punto di inizio del disco esterno, ad esempio:

sudo mkdir /mnt/nas

Ora con il comando lsblk andiamo ad identificare il nostro disco

lsblk

Verrà visualizzato sul terminale una lista dei dischi collegati:

NAME               MAJ:MIN    RM    SIZE    RO    TYPE    MOUNTPOINT
sda                            8:0           0       1.8T       0       disk
└─sda1                     8:1           0      1.8T        0       part
mmcblk0               179:0           0     14.9G      0       disk
├─mmcblk0p1      179:1          0      56M        0       part         /boot
└─mmcblk0p2      179:2          0      14.8G      0       part        /

Il disco mmcblk0 è la scheda SD che contiene il sistema operativo, sda invece è il disco collegato alla porta USB, il quale, in questo caso, ha una sola partizione identificata come sda1.
Di solito il primo disco esterno collegato è chiamato sda, quindi ci sarà sdb per il secondo disco, sdc per il terzo e così via. Per ogni disco ci possono essere una o più partizioni identificate dal numero che segue il nome del disco, quindi sda1 è la prima partizione del disco sda, sda2 la seconda partizione, ecc...
Per avere il massimo delle prestazioni dal nostro disco dobbiamo fare in modo che la partizione che useremo per il nostro NAS sia formattata con il file system di tipo ext4. Se così non fosse possiamo formattare la partizione con il comando mkfs.

ATTENZIONE: questo comando formatterà la partizione, quindi cancellerà qualsiasi file in esso contenuto. Ricordatevi di mettere al sicuro i file che non volete perdere prima di procedere!

Ora che siete sicuri di quello che fate:

sudo mkfs -t ext4 /dev/sda1

Il disco è pronto, possiamo montare la partizione con il comando:

sudo mount /dev/sda1 /mnt/nas

Per avere accesso completo al contenuto del disco in lettura e scrittura, modifichiamo il proprietario della cartella nas e di tutte le sotto cartelle ed i file in essa contenuti con il nostro nome utente.

sudo chown -R [nome_utente]:[nome_utente] /mnt/nas

Dove al posto di "[nome_utente]" inserirete il vostro nome utente, ad esempio se utilizzate l'utente di default pi, scriverete:

sudo chown -R pi:pi /mnt/nas

Ora possiamo guardare il contenuto del disco

ls /mnt/nas

Per poter fare in modo che disco venga montato all'avvio del sistema bisogna andare a modificare il file di configurazione /etc/fstab.
Apriamo fstab con l'editor di testo per configurare il montaggio automatico del disco

sudo nano /etc/fstab

All'interno del file ci sono tante righe quante sono le partizioni che vengono integrate nel file system principale. Ogni riga ha il seguente formato:

<file system> <punto di mount> <tipo> <opzioni> <dump> <pass>

Per il nostro disco la riga dovrà essere così

/dev/sda1    /mnt/nas    ext4    defaults    0     3

Dopo aver aggiunto la riga alla fine del file fstab, possiamo salvare premendo i tasti Ctrl + o, premiamo enter per confermare il nome del file, quindi usciamo dall'editor con Ctrl + x.
Ora possiamo riavviare il sistema con il disco collegato e questo verrà montato all'avvio.

Installare e configurare Samba

Prima di installare Samba aggiorniamo la lista delle versioni dei pacchetti del repository con

sudo apt-get update

quindi installiamo

sudo apt-get install samba samba-common-bin

questo comando installerà due pacchetti: samba e samba-common-bin, al termine dell'installazione passiamo alla configurazione.
Il file di configurazione di Samba si trova in /etc/samba, quindi:

cd /etc/samba

Facciamo una copia di sicurezza del file di configurazione con

sudo cp smb.conf smb.conf.original

Apriamo il file di configurazione smb.conf con l'editor di testo

sudo nano smb.conf

Andiamo a cercare la sezione identificata con ##### Authentication ##### e modifichiamo la riga
#  security = user
con
security = user

Quindi salviamo premendo i tasti Ctrl + o, premiamo enter per confermare il nome del file, quindi usciamo dall'editor con Ctrl + x.
Ora bisogna riavviare il server Samba per fare in modo che utilizzi le nuove impostazioni

sudo /etc/init.d/samba restart

Ora bisogna creare la password di Samba per il nostro utente, digitiamo il comando

sudo smbpasswd -a [nome_utente]

dove al posto di  [nome_utente] inserirete il vostro nome utente, per esempio Pi se non ne avete creato un altro. Vi verrà chiesto di inserire la password due volte.
Ora andiamo a modificare di nuovo il file di configurazione:

sudo nano smb.conf

Andiamo alla fine del file ed aggiungiamo queste righe:

[usb]
comment = USB Share
path = /mnt/nas
writeable = yes

Salviamo e usciamo dall'editor, quindi riavviamo il server Samba per l'ultima volta

sudo /etc/init.d/samba restart

Il vostro NAS è pronto!
Potete accedere dal vostro computer, se utilizzate una distribuzione GNU/Linux, tramite Nautilus, il gestore di file. Andate sul menu alla voce "inserisci posizione" e digitate:

smb://[indirizzo_IP]/usb/

Dove al posto di [indirizzo_IP] inserirete l'indirizzo IP del vostro Raspberry Pi. Vi verrà chiesto di inserire nome utente e password (quella che avete inserito per Samba), dopo di che potrete vedere il contenuto del disco come fosse sul vostro computer.
A questo punto, per velocizzare il collegamento al disco remoto, potete selezionare la voce "aggiungi posizione ai segnalibri", così non dovrete riscrivere l'indirizzo tutte le volte.

Per quanto riguarda OS X e Windows basterà esplorare la rete dal gestore dei file e vedrete comparire il server RaspberryPi (il nome di default del Raspberry se non lo avete modificato). Rispetto a Linux non cambia niente, vi verrà chiesto nome utente e password e potrete accedere al disco.

venerdì 16 novembre 2012

Cambia il target di Maxtrix.nix


Dopo qualche mese di pausa torno a scrivere suggerimenti e guide sperando di potervi essere d'aiuto. Forse avete notato che è cambiata l'intestazione del blog ed è scomparso qualsiasi riferimento ad OS X ed al mondo Apple in generale.
Purtroppo l'ultimo MacBook in mio possesso è andato in pensione, risaliva al lontano 2007 ( informaticamente parlando è una data lontana! ) e comunque non mi sarebbe stato possibile rimanere aggiornato con l'ultima versione di OS X.
Ormai da qualche anno utilizzo come sistema operativo principale Ubuntu e quindi ho dovuto ristringere il target al solo mondo GNU/Linux.
Spero di riuscire ad attirare la curiosità anche di quanti non utilizzano abitualmente una distribuzione GNU/Linux.


venerdì 27 gennaio 2012

Come spostare la libreria di iTunes e iPhoto su un Hard Disk esterno

Attenzione: le operazioni di seguito descritte comportano il rischio potenziale di perdita dei dati. Procedete con molta cautela ed assicuratevi di effettuare un backup prima di iniziare. Non sarò in ogni caso ritenuto responsabile di eventuali danni arrecati al vostro sistema, la guida ha il solo scopo informativo.


Con l'avvento degli SSD (Solid State Drive), con le loro dimensioni contenute a fronte di un costo ancora piuttosto elevato, e' diventato fondamentale utilizzare un disco esterno per conservare i nostri dati. Le applicazioni che maggiormente necessitano di spazio su disco sul nostro Mac sono sicuramente iTunes e iPhoto che, con le loro librerie di contenuti, possono occupare diverse decine di Gb sul nostro prezioso SSD interno.
Per quanto riguarda iTunes, spostare la libreria su un disco esterno e' una cosa molto semplice:
  • spostate la cartella iTunes che trovate dentro la cartella Musica della vostra home sul disco esterno;
  • aprite iTunes, andate nelle preferenze e quindi cliccate sull'icona avanzate. La prima opzione e' Posizione cartella iTunes Media. Cliccate su modifica e selezionate la nuova posizione della cartella iTunes sul vostro disco esterno.


    spostare la cartella di iTunes

Ora iTunes funziona regolarmente e non occupa spazio sullo SSD interno.

Fare la stessa cosa con iPhoto non e' altrettanto semplice, questo infatti non permette di spostare la posizione della sua libreria di contenuti in un'altra posizione.
La procedura e' più macchinosa e comporta dei limiti, prima di iniziare quindi bisogna considerare alcuni aspetti:
  1. esportare e successivamente re-importare le foto vi farà perdere irrimediabilmente la loro organizzazione in eventi, i tag, le informazioni relative alle facce ed ai luoghi delle foto. Dovrete riorganizzare tutto da capo, quindi, se la vostra libreria e' di dimensioni notevoli, potrebbe essere necessario un gran lavoro per farlo.
  2. anche dopo aver esportato tutte le foto sul disco esterno, iPhoto si ostinerà ad importare le foto dalla vostra fotocamera copiandole nella libreria. Dovrete successivamente spostarle manualmente sul disco esterno.
  3. iPhoto salva comunque molti dati nella libreria, crea delle copie nel caso effettuate delle modifiche alle foto e crea delle copie rimpicciolite per visualizzare le anteprime delle foto. Quindi, nonostante tutto, la libreria di iPhoto occuperà dello spazio sul vostro SSD interno.

Iniziamo ad esportare tutte le foto contenute in iPhoto sul disco esterno. Preparate una cartella sul vostro hard disk per contenere tutte le vostre foto, decidete voi come organizzarle. Potrete ad esempio esportare le foto per eventi e metterle in cartelle separate per ciascun evento.
  • per esportare le foto di iPhoto, selezionate le foto che volete esportare, quindi cliccate sulla voce Esporta dal menu Archivio.
  • vi apparirà la finestra di dialogo dell'esportazione, selezionate Esporta documento, quindi scegliete come tipo la voce originale, quindi cliccate sul tasto Esporta.
esportare le foto di iPhoto



Una volta terminata l'esportazione di tutte le vostre foto sul disco esterno, potete selezionare tutte le foto che avete esportato e cancellatele premendo il tasto back space.
Vuotate il cestino di iPhoto dal menu iPhotoVuota cestino di iPhoto.
Se non avete commesso clamorosi errori, ora la libreria di iPhoto e' vuota e tutte le vostre foto sono sul disco esterno.
A questo punto andate sulle preferenze di iPhoto, cliccate su Avanzate e deselezionate la casella Importazione: Copia elementi nella libreria di iPhoto. Questo impedirà ad iPhoto di copiare le foto importate nella libreria.


impedire ad iPhoto di copiare le foto nella libreria


Ora potete iniziare ad importare le foto precedentemente esportate sul disco esterno dal menu Archivio → Importa nella libreria.
Le foto rimarranno sul disco esterno ma saranno visualizzate in iPhoto come prima.

mercoledì 11 gennaio 2012

Sostituire l'HD del vostro Mac con un SSD

Attenzione: le operazioni di sostituzione del HD ed installazione di OS X di seguito descritte comportano il rischio potenziale di perdita dei dati o il danneggiamento del computer in caso di operazioni errate durante lo smontaggio. Non sarò in ogni caso ritenuto responsabile di eventuali danni arrecati al vostro sistema, la guida ha il solo scopo informativo.

SSD e' l'acronimo di Solid-State Drive, in italiano Unità a Stato Solido. Questo tipo di dispositivo utilizza una memoria a stato solido (memoria flash) al posto del tradizionale disco magnetico degli Hard Disk. I vantaggi sono una velocità di accesso (sia in lettura che in scrittura) superiore e non paragonabile a qualsiasi HD, l'assenza della meccanica di rotazione del disco, quindi nessuna vibrazione e nessun rumore, ed infine consumi nettamente inferiori. Gli svantaggi sono il prezzo per bit decisamente elevato, circa 10 volte il costo di un HD tradizionale ed una teorica minore durata dell'unità a causa del limite di riscrittura delle memorie flash.

In quest'ultimo periodo comunque i prezzi sono divenuti più accessibili e la sostituzione dell'HD interno con un SSD migliora nettamente le prestazioni del nostro vecchio computer. Un SSD da 64 Gb e' più che sufficiente per installare OS X e tutte le nostre applicazioni, mentre un HD utilizzato come unità secondaria potrà contenere i dati più ingombranti.

Io ho installato un SSD sul mio vecchio MacBook del 2007, adesso si avvia in pochi secondi e si spegne con altrettanta velocità, anche le applicazioni si aprono molto più velocemente di prima.

L'installazione meccanica dell'unità dipende dal tipo di Mac sul quale lo installate e comunque e' assolutamente identica alla procedura di installazione di un normale HD.

Questo post vi guiderà nell'installazione del sistema operativo e nel passaggio dei vostri dati e di tutte le applicazioni.



Prima di iniziare



  • Vi servirà un HD esterno sul quale effettuare il backup con Time Machine e dove sposterete i file troppo ingombranti.
  • Ovviamente avete bisogno di un supporto di installazione di OS X, che può essere un DVD (leggi qui come crearlo) o l'apposita penna USB venduta da Apple.



Verificare lo spazio necessario ed effettuare un backup



Prima cosa da fare e' verificare quanto spazio occupa il vostro sistema e assicurarci che il nostro SSD possa contenerlo. Se avete l'HD interno pieno di film e' giunto il momento di spostarli su un HD esterno. La libreria di iPhoto potrebbe avere dimensioni notevoli se avete diverse migliaia di foto e soprattutto se avete molti filmati importati dalla fotocamera. In questo caso spostare le foto e i filmati su un HD esterno e' un processo macchinoso, infatti al contrario di iTunes, non e' possibile spostare la posizione della libreria su un HD esterno. Infine la libreria di iTunes potrebbe anch'essa avere dimensioni proibitive per un SSD, ma fortunatamente, dalla preferenze di iTunes in avanzate, e' possibile spostare la posizione della libreria su un HD esterno. Qualsiasi altra applicazione di editing video, come iMovie o Final Cut Pro, dovrà conservare i suoi dati su un HD esterno se non volete riempire fino all'orlo il vostro SSD.



Una volta ripulito e sistemato il vostro HD interno siamo pronti per effettuare un backup con Time Machine su un HD esterno. Alla fine delle operazioni avrete un backup snello del vostro sistema attuale ed i vostri preziosi ed ingombranti dati su un HD esterno (se c'e' abbastanza spazio lo stesso del backup).



Montaggio del SSD e ripristino del sistema



A questo punto potete montare l'SSD all'interno del computer e rimuovere il vecchio HD, la procedura varia a secondo del modello di Mac in vostro possesso. Uno volta terminato, inserite la penna USB di installazione, collegate anche l'HD esterno del backup e accendete il computer (se avete creato il DVD di installazione, inserite quello subito dopo l'accensione). Fate in modo di avviare il Mac dal supporto di installazione, quindi iniziate la procedura di installazione sull'SSD interno. Quando vi verrà chiesto se volete importare gli utenti e le applicazioni da un'altro Mac, selezionate la voce “importa da un backup di Time Machine” e scegliete il backup che avete fatto sul disco esterno.

Una volta terminato e riavviato il Mac, come per magia, vi troverete davanti lo stesso identico sistema che avevate prima, ma sul vostro velocissimo SSD.

Provate ad avviare le applicazioni, vedrete che differenza!

martedì 20 dicembre 2011

Cura dimagrante per OS X: eliminare le lingue inutilizzate


Uno dei pregi di OS X e' la facilità con la quale si può cambiare la lingua di sistema dalle preferenze di sistema. OS X infatti contiene tutte le lingue più diffuse al suo interno ed ogni applicazione, all'interno del suo pacchetto, ha le varianti dell'interfaccia utente per ogni lingua.
Il prezzo da pagare e' il maggior spazio su disco occupato da tutte le lingue installate.
E' vero che adesso gli hard disk sono molto capienti, ma perché sacrificare 1 Gb di spazio per lingue che non conosciamo e che non utilizzeremo mai?
Ho visto sul Mac App Store diverse utility a pagamento che permettono di rimuovere le lingue, ma io personalmente utilizzo un'applicazione free che e' a disposizione da diversi anni: Monolingual.
Questa piccola applicazione permette di rimuovere le lingue dell'interfaccia, i metodi di inserimento ed infine le architetture.
La rimozione delle lingue le eliminerà non solo dal sistema operativi, ma da tutte le applicazioni installate. I metodi di inserimento servono a gestire la scrittura in tutte quelle lingue che non utilizzano i caratteri latini, come ad esempio il cinese o l'arabo. Per finire la rimozione delle architetture permetteva di rimuovere il codice PowerPc dalle applicazioni Universal, ma ormai penso che di codice PowerPc se ne veda davvero poco in giro.
Io utilizzo Monolingual solo per rimuovere le lingue e funziona bene anche su Lion, anche se il sito ufficiale ne garantisce il funzionamento solo con Tiger, Leopard e Snow Leopard.
Fate attenzione a non rimuovere mai l'inglese, altrimenti il vostro sistema diventerà inutilizzabile!
Altra cosa importante da considerare e' che le lingue eliminate non si possono reintrodurre se non reinstallando il sistema operativo.
Monolingual si puo scaricare dal sito ufficiale.


Le lingue selezionate verranno rimosse

mercoledì 30 novembre 2011

Stranezze della Wi-Fi: vede le reti dei vicini ma non quella di casa


Questo e' un problema che mi ha afflitto per sei mesi ed ho risolto per caso solo un paio di giorni fa. Non riuscendo a trovare nessuna soluzione su internet mi sono promesso di dedicare un post a questo problema se mai lo avessi risolto.
Vi parlo di un router Wi-Fi di Fastweb e del mio MacBook bianco del 2007 con dual boot OS X e Ubuntu 11.04 (successivamente aggiornato a 11.10 ).

Inizialmente tutto funzionava senza problemi, entrambi i sistemi si collegavano alla rete in Wi-Fi , poi un giorno all'improvviso nessun computer a casa riesce a collegarsi in Wi-Fi. Dopo una chiamata al servizio di assistenza la rete Wi-Fi viene ripristinata, tutti gli apparati si collegano di nuovo alla rete, tranne il MacBook, o meglio solo OS X trova la rete e si collega, mentre Ubuntu non la vede.

La cosa frustrante era che nell'elenco delle reti disponibili appaiano quelle dei vicini, ma non compare quella di casa. I tentativi per risolvere il problema sono stati tanti, ho provato a cambiare il canale della Wi-Fi, cambiare nome identificativo della rete e password, e come soluzione estrema la formattazione e installazione da zero di Ubuntu, ma niente. Gli altri computer, lo smartphone e OS X sul MacBook vedono la rete di casa, mentre Ubuntu non la vede, ma vede senza problemi quelle dei vicini e si collega ad altre reti.

Qualche settimana fa ho aggiornato il sistema operativo del mio smart-phone Android ed anche questo non ha trovato più la rete di casa!
Un paio di giorni fa ho quindi collegato il MacBook al router tramite cavo Ethernet e sono andato sulla pagina delle impostazioni della rete Wi-Fi. Mi sono limitato a disabilitare la Wi-Fi e poi ad abilitarla, quando ho cliccato sul tasto salva modifiche, come per magia, Ubuntu mi ha segnalato la presenza della rete! Ho staccato il cavo e mi sono collegato alla rete Wi-Fi.
Ho provato anche con lo smart-phone e si e' collegato senza problemi.
Non capisco il motivo del problema e ancor meno la banale soluzione, comunque ho voluto pubblicare la mia esperienza sperando di poter aiutare chi ha incontrato un problema simile.

venerdì 18 novembre 2011

Studiare la lingua giapponese su Linux con il mio progetto: Nihongo

Se vi è capitato di dare un'occhiata al mio profilo, avrete notato che il computer e la programmazione non sono l'unico interesse che coltivo, ci sono anche la lingua e la cultura giapponese. Iniziato come interesse per i manga e l'animazione giapponese, questa passione si è evoluta ed allargata alla cultura in tutte le sue forme e soprattutto allo studio della lingua.
Il progetto di cui voglio parlarvi oggi nasce appunto dallo studio della lingua giapponese. Ho studiato giapponese per quasi quattro anni presso l'istituto Is.I.A.O. di Milano e successivamente ho anche frequentato un corso intensivo a Tokyo. In quel periodo avevo bisogno di uno strumento che mi aiutasse a studiare, fu così che iniziai a lavorare su un programma che ho chiamato Nihongo.
Nihongo è una parola giapponese che vuol dire appunto “lingua giapponese” (lo ammetto, non ho avuto grande fantasia nella scelta del nome). Questo programma nasce nell'ottobre del 2005 come piccolo dizionario personale dove inserire le parole utilizzate durante le lezioni, con la capacità aggiuntiva di eseguire test mnemonici. Negli anni ho perfezionato e aggiunto altre funzioni, quali gli esercizi con i kanji, i numeri, ed altri aspetti della grammatica.
Dalla sua nascita e fino allo scorso anno, ho continuato a sviluppare Nihongo in Objective-C e solo su Mac OS X, ma quest'anno ho deciso di riscriverlo da zero in C++ per sistemi GNU/Linux in ambiente GNOME.
L'idea sarebbe quella di rilasciarlo con licenza GPL e distribuirlo tramite l'Ubuntu Software Center il prossimo anno, commenti e suggerimenti saranno molto graditi.
(Aggiornamento: ora il progetto nihongo lo potete trovare al seguente indirizzo: http://code.google.com/p/nihongo/ )
Proseguendo nello sviluppo di Nihongo pubblicherò alcuni tutorial riguardanti il C++ e le librerie GTK+ e GTKmm.


la finestra principale con il dizionario

modalità e opzioni degli esercizi con le parole


esercizio per la memorizzazione delle parole


fogli di esercitazione alla scrittura dei kanji

giovedì 3 novembre 2011

Doniamo il tempo inutilizzato del nostro computer per la ricerca scientifica


Oggi vi voglio parlare del World Community Grid e di come potete contribuire alla ricerca scientifica con il vostro computer.



La ricerca scientifica ha bisogno di grandi capacità di calcolo ed i costi per realizzare i super computer necessari sono molto elevati. Per abbattere i costi e velocizzare i calcoli si e' pensato di dividere il lavoro in tante piccole parti ed affidare i calcoli ad altrettanti computer in rete. La missione del WCG e' creare la più grande rete mondiale di calcolo per la ricerca scientifica e metterla a disposizione di organizzazioni pubbliche o comunque non a scopo di lucro. I risultati ottenuti saranno di pubblico dominio e messi a disposizione della ricerca mondiale.

Per poter contribuire basta registrarsi sul sito, scaricare ed installare il programma client sul vostro computer e configurare le opzioni di funzionamento. Nei momenti di inattività il vostro computer richiederà i dati su di uno specifico progetto di ricerca, quindi eseguirà i calcoli e, quando terminato, invierà i risultati. Questo sistema e' assolutamente sicuro e non comporta rischi di nessun tipo. I pacchetti ricevuti e i risultati inviati sono pacchetti di pochi kilobyte che non avranno nessun impatto sul vostro traffico di rete. Inoltre potrete scegliere a quali progetti di ricerca dare il vostro contributo e la quantità di risorse del computer da mettere a disposizione. Lo spazio su disco necessario e' minimo, ad essere utilizzato intensamente e' il processore.

Il software utilizzato si chiama BOINC ( Berkley Open Infrastructure for Network Computing ). L'omonimo programma client e' scaricabile anche dal sito ufficiale, per quanto riguarda Ubuntu, e' installabile direttamente dall'Ubuntu Software Center. Ovviamente BOINC e' multipiattaforma e funziona su Windows, Mac OS X e qualsiasi distribuzione GNU/Linux.


Io personalmente sono registrato da anni e penso sia un modo molto valido di contribuire alla ricerca scientifica per scopi umanitari.

mercoledì 26 ottobre 2011

Il computer al centro del vostro salotto con xbmc


Oggi vi voglio presentare un ottimo esempio di free software open-source che non può mancare sul vostro computer: xbmc.
Che cos'è?
E' un media player audio/video nonché centro di intrattenimento digitale, in pratica il software ideale se il vostro computer e' in salotto. Con xbmc potete infatti vedere file video e ascoltare file audio di qualunque formato, oltre a poter leggere direttamente DVD, Blu-Ray e CD audio, nonché visualizzare le vostre foto.
La grafica a tutto schermo trasforma il vostro computer in un elegante media player, facile ed intuitivo.
La schermata principale

Un altro punto di forza di xbmc e' la capacità di collegarsi ad internet per guardare video in streaming, ascoltare musica e accedere a molti altri servizi online.
L'aspetto e le funzioni sono ampiamente personalizzabili, e' possibile installare nuove skin ed estendere le funzioni grazie all'installazione di appositi plug-in.
Probabilmente vorrete utilizzare questo software quando siete seduti comodamente in poltrona, quindi sarete felici di sapere che sono supportati un'infinità di telecomandi.
Agli utenti Mac ricorda molto da vicino Front Row, ma vi assicuro che e' fatto decisamente meglio e supporta anche il telecomando fornito da Apple.

Dimenticavo, xbmc e' multi-piattaforma e disponibile per Linux, OS X e Windows.
Lo potete scaricare direttamente dal sito ufficiale.
Per gli utenti di Ubuntu e' possibile installarlo tramite repository, sul sito sono indicati i repository da aggiungere in base alla versione del vostro sistema.

Buon divertimento!

venerdì 14 ottobre 2011

Il padre del linguaggio C e di Unix ci lascia all'età di 70 anni

Dennis MacAlistair Ritchie
Dennis Ritchie, nato a Bronxville N.Y. nel 9 settembre 1941, si laureo' ad Harvard ed inizio' a lavorare presso i Bell Labs nel 1967 seguendo le orme del padre.
Insieme a Ken Thompson ha sviluppato la prima versione di Unix, successivamente ha creato il linguaggio C, ancora oggi ampiamente utilizzato nello sviluppo di applicazioni e sistemi operativi.
Famoso il libro pubblicato insieme a Brian Kernighan The C Programming Language, pubblicato in Italia con il titolo Programmare in C, ancora oggi e' considerato un testo fondamentale per tutti i programmatori ( io ne possiedo una copia edita dallo storico Gruppo Editoriale Jackson ).
L'impatto del suo lavoro e' stato enorme nell'evoluzione dell'informatica, basti pensare che Linux e BSD derivano dal kernel Unix, quindi se oggi possiamo usare Linux, FreeBSD od OS X sul nostro computer o anche Android o iOS sul nostro smartphone, lo dobbiamo anche a lui.


Un saluto ad una vera icona dell'informatica che ci ha lasciati.

giovedì 13 ottobre 2011

Come rimuovere l'icona di stato del modem dalla barra dei menu di OS X


L'icona di stato del modem, raffigurata da una cornetta telefonica, e' un residuo del passato che indica lo stato della connessione tramite modem alla linea telefonica.
Al giorno d'oggi quasi nessuno usa la vecchia connessione 56k, inoltre da diversi anni i Mac non hanno più un modem incorporato, quindi e' quasi impossibile rivedere questa icona sulla barra dei menu.
Mi e' capitata una cosa curiosa dopo aver installato OS X Lion, l'icona di stato del modem e' comparsa sulla barra dei menu.

La fantomatica cornetta telefonica in bella mostra sulla barra dei menu

Per toglierla bastava andare sulle preferenze Network, selezionare il modem e deselezionare la voce “mostra lo stato del modem sulla barra del menu”.
Il problema e' che su un Mac senza modem incorporato ovviamente le preferenze Network non mostrano il modem e quindi sembra impossibile rimuovere quell'inutile icona.
La soluzione e' semplice, tenete premuto il tasto Command e fate il Drag 'n' Drop dell'icona indesiderata fuori dalla barra dei menu, vale a dire tenete premuto il pulsante del mouse e trascinatela via.

giovedì 6 ottobre 2011

Ciao Steve

Oggi ci ha lasciato un genio, un uomo che amava il suo lavoro e che ha rivoluzionato l'informatica.
La cosa più importante che ci rimane di lui e' l'insegnamento ad avere passione per ciò che facciamo e ad avere fede nelle nostre capacita'.

Ciao Steve, grazie per averci insegnato a "pensare differente".


giovedì 29 settembre 2011

Disinstallare le applicazioni su OS X

Come rimuovere i file lasciati dalle applicazioni disinstallate

Uno dei punti forti di Mac OS X e' sempre stata l'estrema semplicità con la quale si installano le applicazioni. Nella maggior parte dei casi e' sufficiente trascinare l'icona del programma nella cartella Applicazioni ed il gioco e' fatto, ma disinstallare le applicazioni e' altrettanto facile?
Spesso abbiamo sentito dire che e' sufficiente trascinare l'icona del programma nel cestino, ma in verità non tutti i file creati dal programma vengono eliminati.
In questa breve guida vedremo dove scovare i file delle applicazioni e come rimuoverli tutti.

Generalmente le applicazioni che utilizziamo creano dei file necessari alla loro esecuzione all'interno della cartella Libreria nella nostra cartella Home (cioè quella cartella che ha il nostro nome utente).

Recentemente, con la versione 10.7 di OS X, la suddetta cartella Libreria e' apparentemente scomparsa dalla nostra Home! In realtà e' sempre li al suo posto ma e' nascosta alla vista del Finder. Potete raggiungerla andando con il mouse sul menu Vai del Finder e quindi tenere premuto il tasto alt (anche detto option) per vederla comparire nella lista delle cartelle e quindi selezionarla.

La cartella Libreria e' invisibile!


All'interno di Libreria ci sono molte cartelle, quelle che generalmente dovrebbero contenere i file delle applicazioni sono:
  • Application Support (Supporto Applicazioni);
  • Preferences (Preferenze);
  • PreferencePanes (Pannelli delle Preferenze).
Ho sottolineato generalmente perché non tutti gli sviluppatori rispettano le regole.

Il contenuto della cartella Libreria


La cartella Application Support sta li appositamente per contenere le eventuali cartelle create dalle applicazioni installate, ma non e' raro trovare la cartella di un programma all'interno di Libreria e al di fuori di Application Support. Di solito queste cartelle hanno il nome del programma che le ha generate o il nome dello sviluppatore. Ad esempio Firefox crea la cartella Mozilla, mentre Skype crea la cartella Skype.
Primo passo per disinstallare completamente un programma e' quindi quello di scovare ed eliminare la sua cartella.

Il secondo posto dove andare a cercare e' Preferences (o anche Preferenze). In questa cartella ci sono i file che memorizzano le impostazioni dei programmi. I nomi di questi file più o meno rispettano questo schema:

com.sviluppatore.nomeDelProgramma.prefs

o anche

org.sviluppatore.nomeDelProgramma.prefs

Di solito i programmi commerciali utilizzano com. mentre quelli open source org.
Anche l'estensione finale .prefs può variare da programma a programma, in alcuni può essere .preferences o in altri può essere omessa.
In realtà, la maggior parte dei file presenti in questa cartella ha il suffisso .plist, che sta per property list (lista delle proprietà). E' un file di pochi kilobyte che di solito contiene le impostazioni dell'interfaccia grafica del programma, tipo le dimensioni e la posizione delle finestre, ecc...
Questi file vengono creati e aggiornati ad ogni avvio del programma e nel caso vengano eliminati per errore, verranno ripristinati con i valori di default. In alcuni casi e' utile eliminarli quando l'applicazione di riferimento presenta un'interfaccia corrotta o inutilizzabile. Eliminare il file plist e riavviare l'applicazione spesso risolve il problema.
Nel nostro caso stiamo disinstallando un'applicazione e quindi, una volta scovato il suddetto file possiamo cestinarlo.

Ultimo posto dove andare a cercare e' PreferencePanes. In questa cartella ci sono i file con estensione .prefPane che aggiungono un pannello delle preferenze a Preferenze di Sistema. Andate a cercare qui solo se l'applicazione disinstallata ha un pannello di preferenze visualizzato all'interno di Preferenze di Sistema.

Fatto questo, nel 90% dei casi avete ripulito il sistema da tutti i file generati dall'installazione di un programma. Ricordatevi che non tutti gli sviluppatori rispettano le regole e potreste trovare cartelle dedicate nei posti più impensabili, anche in bella vista all'interno della vostra cartella Home.

Alcune applicazioni forniscono un programma di disinstallazione, se presente usate quello e non rimuovete i file manualmente per evitare problemi.
Ultimo consiglio, se non siete sicuri di quello che fate e' meglio non gettare niente nel cestino e lasciare le cose come stanno.

mercoledì 14 settembre 2011

Come disabilitare il ripristino delle finestre all'avvio delle applicazioni in OS X Lion

Una delle nuove funzioni di OS X Lion e' quella del ripristino delle finestre lasciate aperte al momento della chiusura di un'applicazione.
Ad esempio, apriamo un file a caso con Anteprima, tipo un'immagine od un pdf con un doppio click sulla sua icona dal Finder. Subito dopo usciamo senza chiudere la finestra, selezionando dal menù Esci da Anteprima o da tastiera Command + q. Se proviamo ad aprire un'altro file sul Finder ( ovviamente deve essere un documento che verra' aperto da Anteprima ), vedremo comparire due finestre, quella del documento precedentemente aperto e quella dell'ultimo.
Forse questa funzione potrà essere utile a chi chiude accidentalmente un programma ed al suo riavvio desidera ritrovare le finestre come erano prima, ma a molti altri utenti crea confusione. Soprattutto obbliga a chiudere le finestre prima di uscire da un programma, per evitare di vedersele rispuntare fuori al prossimo riavvio!
La soluzione e' disabilitare questa funzione, ecco come:
  • Aprite le Preferenza di Sistema e cliccate sulla prima icona in alto a sinistra, Generali;
  • Andate a deselezionare il pulsante alla voce "Ripristina le finestre quando esco dalle applicazioni e le riapro".
Il fastidioso ripristino non vi disturberà piu'.

Preferenze di sistema, l'icona Generali indicata dalla freccia rossa

Il pulsante deselezionato indicato dalla freccia

martedì 30 agosto 2011

Da Mac OS X Lion a Ubuntu 11.04


confronto tra OS X Lion e Ubuntu 11.04

Da una parte abbiamo OS X che ha sempre riscosso pareri positivi sia sulla sua comodità d'uso che sul suo design elegante. Dall'altra abbiamo Unity, che e' un progetto nuovo e che ha suscitato polemiche e critiche da parte degli utenti di vecchia data di GNOME.
Personalmente utilizzo OS X dalla sua nascita, ho vissuto i vari cambiamenti che la sua interfaccia utente ha subito negli anni ed e' diventato un po il mio “ambiente naturale”.
La mia esperienza sui sistemi GNU/Linux ed in particolare su Ubuntu risale a pochi anni fa, forse per questo ho accolto Unity con meno scetticismo rispetto agli altri utenti più abituati al classico GNOME ( per classico si intende GNOME 2.x ).
Lo scopo di questo post non e' quello di stabilire quale interfaccia utente sia migliore, ma soltanto quello di introdurre i due sistemi e sottolinearne le differenze nelle funzionalità e nelle soluzioni adottate.

Menu delle applicazioni sulla barra superiore dello schermo
Con l'adozione di Unity, il menu delle applicazioni in primo piano, invece di essere visibile all'interno della finestra delle stesse, e' visualizzato nella barra superiore dello schermo. Su OS X il menu e' sempre stato sulla parte superiore dello schermo, quindi per chi viene dal Mac non cambia niente. Chi invece era abituato allo GNOME classico questa novità disorienta e a molti non piace.
Io penso che il vero problema e' che molte applicazioni non supportano Unity e quindi mantengono il menu all'interno della finestra. Questo crea confusione e disorienta l'utente. Altre applicazioni invece ( io ne conosco una soltanto, Xmind ) funzionano male e non visualizzano il menu! Questi problemi sono dovuti alla giovinezza di Unity e spero siano risolti presto.
il menu di LibreOffice sulla barra superiore dello schermo su OS X
Nautilus in primo piano con il suo menu sulla barra superiore dello schermo, LibreOffice in background con il menu nella finestra su Ubuntu. Che confusione...



Dock vs Launcher

Il Launcher di Unity e' molto simile al Dock di OS X, una comoda barra delle applicazioni che, non solo permette di lanciare i programmi con un solo click sulla loro icona, ma ci aiuta a gestire le applicazioni in esecuzione. Su Mac la posizione di default del Dock e' nella parte bassa dello schermo, ma e' comunque possibile spostarlo anche sul lato sinistro o destro dello schermo. E' inoltre possibile personalizzare la grandezza delle icone e lo zoom delle stesse al passaggio del mouse. Su Unity il Launcher e' posto sul lato sinistro dello schermo e non e' possibile ne spostarlo ne personalizzare le sue dimensioni. Nonostante questi limiti, io lo trovo comodo da usare e non fa rimpiangere il Dock più di tanto. Il Dock, a differenza del Launcher, riduce automaticamente la dimensione delle icone man mano che se ne aggiungono di nuove per poterle visualizzare tutte sullo schermo. Il Launcher invece, non modifica le sue dimensioni, ma quando le icone vanno oltre i bordi dello schermo, le comprime tra di loro agli estremi come fossero pagine di un libro e permette di scorrerle con il mouse.

A sinistra Launcher di Unity, qui sopra Dock di OS X
Finder vs Nautilus
Il Finder di OS X e il Nautilus di Ubuntu sono i rispettivi file manager dei due sistemi, cioè le applicazioni che si occupano di gestire i file, le cartelle, ed i dischi. Il Finder in OS X Lion ha una grafica essenziale e non fa nulla che non faccia anche Nautilus. L'interfaccia di Nautilus ricorda di più un web browser e ne fornisce anche le stesse funzionalità, quali la possibilità di ricaricare la posizione corrente ( sul web diremmo ricaricare la pagina ), visualizzare la cronologia delle posizioni e la possibilità di aprire più schede nella stessa finestra. Quest'ultima la trovo di grande utilità ed e' una funzionalità che manca nel Finder. Una piccola nota a proposito della gestione dei file, su OS X non e' possibile utilizzare la funzione Taglia quando si vuole spostare un file da una posizione ad un'altra. Si e' obbligati a copiare, incollare e successivamente eliminare il file manualmente. All'interno della stessa partizione ovviamente basta fare un drag & drop ed il file viene spostato, ma tra partizioni diverse o dischi diversi il file verrà copiato nella destinazione e dovrà essere eliminato a mano. Credo sia un limite dovuto al filesystem HFS+, ma non ne sono sicuro. Se qualcuno ne conosce il motivo vi prego di comunicarlo lasciando un commento.

L'aspetto minimalista della finestra del Finder
La finestra di Nautilus con il suo look da web browser
Finestre e spazi di lavoro
La gestione delle finestre e' il punto forte di OS X, grazie all'uso di scorciatoie da tastiera, e' possibile visualizzare tutte le finestre aperte sullo schermo ed accedere velocemente alla finestra desiderata. I tasti utilizzati di default sono i seguenti:
  • Premendo il tasto F9 verranno visualizzate tutte le finestre aperte sullo schermo opportunamente ridimensionate ed allineate. Con lo stesso tasto o cliccando su una finestra si tornerà alla visione normale.
  • Premendo il tasto F10 invece verranno visualizzate tutte le finestre appartenenti all'applicazione in primo piano. Questa funzione e' molto utile per lavorare agevolmente con applicazioni che aprono molte finestre.
  • Premendo il tasto F11 tutte le finestre verranno spostate temporaneamente fuori dallo schermo per poter visualizzare la scrivania libera.
La comodità di questo sistema sta anche nel pieno supporto del drag & drop. Se, per esempio, voglio trascinare un elemento da una finestra e metterlo in un'altra posso tranquillamente usare queste scorciatoie.
Su Ubuntu, con Unity, si possono visualizzare le finestre aperte da un'applicazione cliccando una volta sull'icona della stessa nel Launcher. La mancanza di scorciatoie da tastiera rende la gestione delle finestre meno comoda rispetto ad OS X.
Un'ultima osservazione sulle finestre riguarda la funzione di riduzione ad icona. Su OS X la finestra può essere mandata nel Dock in forma di icona e successivamente ripristinata sullo schermo cliccandoci sopra. Su Unity la stessa funzione e' disponibile e funziona in modo simile. Quando si clicca sul tasto per ridurre ad icona la finestra, questa scomparirà dallo schermo e andrà nel Launcher, dal quale possiamo, con un click, ripristinarla. L'unica differenza e' che sul Launcher non apparirà un'icona della finestra, ma verrà accorpata con l'icona dell'applicazione a cui appartiene.
Per ultimo parliamo della gestione degli spazi di lavoro o anche chiamati scrivanie virtuali. Fin dai tempi di GNOME classico, c'e' sempre stata la comoda funzione di poter posizionare le finestre delle applicazioni aperte su diverse scrivanie, cosi' da non affollare troppo lo schermo. Su Unity e' stata creata un'apposita icona nel Launcher chiamata Selettore spazio di lavoro; con un click possiamo visualizzare i quattro spazi messi a disposizione e quindi spostare a nostro piacimento le finestre da uno spazio all'altro o selezionare lo spazio di lavoro sul quale vogliamo lavorare.
Ormai da qualche anno anche OS X supporta questa comoda funzione, in particolare su OS X Lion e' stata creata l'applicazione Mission Control, che si occupa di gestore gli spazi di lavoro. Con un click sulla sua icona posta nel Dock verranno visualizzati gli spazi di lavoro, ma a differenza della soluzione offerta da Unity, lo spazio di lavoro corrente verrà visualizzato in dimensioni di poco ridotte rispetto allo schermo, mentre in alto verranno visualizzate le miniature di tutti gli spazi di lavoro. Le operazioni possibili sono le stesse, spostare le finestre da uno spazio all'altro, selezionare lo spazio di lavoro su cui spostarsi. Unica differenza sta nel poter eliminare gli spazi di lavoro, fino ad averne uno solo, o a crearne di nuovi superando il limite di quattro.

Mission Control gestisce gli spazi di lavoro e le finestre in OS X
Gestione delle finestre utilizzando Launcher in Ubuntu
Scorciatoie da tastiera
Una fondamentale particolarità della tastiera di un Mac rispetto alla classica tastiera PC e' l'assenza del tasto identificato dal simbolo di Windows, sostituito con il tasto Command ( una volta era il tasto Mela con tanto di simbolo ). La differenza non e' solo nel nome e nella grafica del tasto fisico, ma soprattutto nella sua funzionalità in OS X. Il tasto Command infatti e' usato per la gran parte delle scorciatoie da tastiera e sostituisce di fatto l'uso del tasto Control su un PC. Per fare un esempio, le classiche operazioni copia, taglia ed incolla, che su Ubuntu faremmo con le sequenze di tasti Control + C, Control + X, Control + V, su OS X diventano Command + C, Command + X, Command + V.

Spotlight vs Dash

Spotlight in azione su OS X
Spotlight e' il potente strumento di ricerca utilizzato da OS X per trovare applicazioni, file e cartelle sul disco. L'icona di Spotlight, la classica lente della ricerca, e' posta nell'angolo in alto a destra dello schermo, nella barra dei menu. Cliccando sull'icona ( o meglio ancora da tastiera premendo Command + spazio ) comparirà un campo di ricerca dove potremmo inserire la parola chiave per trovare ciò che cerchiamo. Immediatamente compariranno i risultati sotto divisi per categorie ( applicazioni, file, cartelle, ecc... ). Spotlight si occupa dell'indicizzazione del disco man mano che creiamo o copiamo i nostri file. La ricerca da risultati quasi istantaneamente e spesso, per lanciare un'applicazione, e' più veloce digitare su Spotlight le prime 3 o 4 lettere del nome piuttosto che andarsela a cercare con il Finder.
Su Ubuntu, con Unity, abbiamo Dash, che di fatto sostituisce il vecchio menu di GNOME classico. L'icona di Ubuntu posta nell'angolo in alto a sinistra dello schermo, nella barra del menu, permette con un click di visualizzare Dash. Dash e' una sorta di finestra scura e semitrasparente con un campo di ricerca nella parte superiore. Da tastiera basta premere il tasto Windows ( o sulla tastiera del Mac il tasto Command ). Come con Spotlight, iniziando a digitare, compariranno immediatamente i risultati divisi per categorie. Volendo, invece di inserire una chiave di ricerca, e' possibile navigare tra le scorciatoie fino a trovare ciò che ci interessa. Questo metodo può essere utile quando cerchiamo una particolare applicazione ma non ne conosciamo il nome.
Non ho effettuato test comparativi sull'efficacia della ricerca o sulla velocità tra Spotlight e Dash, ma comunque mi sembrano entrambi efficaci.

Personalizzazione del sistema
Le preferenze di sistema su OS X sono accessibili cliccando sull'icona posta nel Dock oppure tramite il menu Mela, alla voce Preferenze di sistema. Il pannello delle preferenze raccoglie tutte le impostazioni per personalizzare il sistema, divise per categorie. Oltre alle impostazioni del sistema, nella parte bassa del pannello, verranno visualizzate anche le icone di altre eventuali applicazioni di terze parti installate. Anche su Ubuntu, con Unity, tutte le preferenze sono state raccolte in un'unica finestra e divise per gruppi. Il pannello delle impostazioni e' accessibile cliccando sul simbolo di accensione, posto nell'angolo in alto a destra, nella barra dei menu, alla voce Impostazioni di sistema. Da notare che in Ubuntu ci sono molte più possibilità di personalizzare l'aspetto delle finestre, dei pulsanti ed i relativi colori. In OS X al contrario non e' possibile modificare l'aspetto degli elementi dell'interfaccia grafica, la personalizzazione si riduce alla sola modifica di alcuni colori. Ci sono alcuni impostazioni nel pannello delle preferenze di Ubuntu che si riferiscono al GNOME classico e non a Unity, questo potrebbe creare confusione negli utenti alle prime armi. Ad esempio Menu principale si riferisce al menu di GNOME classico, ma non ha alcun effetto su Unity.

Preferenze di sistema di OS X
Impostazioni di sistema di Unity
Aggiornamento del sistema
Per controllare gli aggiornamenti di sistema su OS X bisogna selezionare nel menu Mela, la voce Aggiornamento software. Purtroppo OS X verificherà solo gli aggiornamenti del sistema operativo e delle applicazioni Apple, tutte le applicazioni di terze parti dovranno essere aggiornate a mano. E' anche vero che, nella maggior parte dei casi, tutte le applicazioni sono in grado di controllare gli aggiornamenti autonomamente. In Ubuntu c'è un'applicazione chiamata Gestore aggiornamenti che si occupa di controllare gli aggiornamenti del sistema e di tutte le applicazioni che abbiamo installato.
Se vi state chiedendo come funziona cercherò di spiegarlo brevemente.
Nei sistemi GNU/Linux, tutto il sistema e le varie applicazioni sono costituiti da vari pacchetti software. Questi pacchetti sono raccolti in archivi accessibili via internet ( chiamati repository ). Confrontando la versione dei pacchetti installati sul nostro sistema con i loro rispettivi repository su internet, il Gestore degli aggiornamenti e' in grado di aggiornare il sistema ed anche le applicazioni.
Quali applicazioni verranno aggiornate con questo sistema?
Il sistema operativo e' in possesso di un database di repository dei pacchetti installati, quindi tutte le applicazioni installate tramite il sistema dei repository verranno aggiornate automaticamente.

Aggiornamento software di OS X
Installazione applicazioni
Adesso vediamo come installare le applicazioni tramite i repository.
Oltre ai comandi da Terminale, Ubuntu mette a disposizione uno strumento molto semplice da utilizzare anche per gli utenti alle prime armi: Ubuntu Software Center.
Tramite questo programma e' possibile installare e disinstallare le applicazioni con pochi click del mouse. Per gestire invece i pacchetti ed aggiungere repository che non sono inclusi nel sistema ( o anche disabilitare o eliminare i repository ) e' possibile utilizzare il Gestore pacchetti.
Se siete alle prime armi tutto questo vi potrà sembrare un po macchinoso, ma con un po di pratica scoprirete che non e' poi cosi' complicato.
Su OS X l'installazione delle applicazioni e' generalmente molto semplice, spesso si effettua semplicemente trascinando l'applicazione nella cartella Applicazioni ed il gioco e' fatto. Anche OS X e' un sistema operativo di tipo Unix come Linux e sono molto più simili di quanto sembra, quindi come può essere cosi semplice installare le applicazioni in OS X rispetto a GNU/Linux?
In realtà i file delle applicazioni per OS X, quelli con estensione .app per la precisione, non sono semplici file ma sono cartelle. All'interno di una cartella .app sono raccolte le risorse e l'eseguibile vero e proprio dell'applicazione. Le risorse sono costituite dall'icona del programma, le diverse lingue disponibili e qualsiasi altro file utilizzato dal programma, quali immagini, suoni, ecc...
Il Finder ci mostra la “cartella” .app come un'applicazione, ma ci possiamo guardare dentro selezionando l'icona e cliccando con il tasto destro del mouse per visualizzare il menu contestuale. Selezionate mostra contenuto pacchetto e potrete navigare tra i file contenuti nell'applicazione.
Poco prima l'uscita di OS X Lion, e' stata introdotta una nuova applicazione per alcuni versi simile ad Ubuntu Software Center: Mac App Store. Con questo programma possiamo collegarci tramite internet al negozio virtuale di Apple ed acquistare ed installare le applicazioni, proprio come l'App Store di iOS o l'Android Market di Android. Inoltre Mac App Store tiene traccia delle applicazioni installate e ci segnala la presenza di eventuali aggiornamenti.

Sviluppo applicazioni
Un appassionato di programmazione non può limitarsi ad utilizzare un computer senza avere la possibilità di sviluppare le proprie applicazioni, vediamo quali strumenti abbiamo a disposizione su OS X e su Ubuntu. In OS X lo strumento di sviluppo di riferimento e' Xcode, un IDE integrato per sviluppare software per OS X e iOS. Il linguaggio utilizzato e' Objective C, un'estensione a oggetti del linguaggio C. Attualmente Xcode integra l'intero ambiente di sviluppo, incluso il costruttore di interfacce grafiche, precedentemente per la costruzione dell'interfaccia grafica c'era un programma separato, Interface Builder. Nota positiva e' che l'intero ambiente di sviluppo e' gratuito ed e' liberamente scaricabile dal Mac App Store.
Per quanto riguarda Ubuntu, io personalmente utilizzo Anjuta, un IDE appositamente creato per lo sviluppo di applicazioni scritte in C/C++ per GNOME, ed il costruttore di interfacce Glade. Ci sono molti altri IDE per lo sviluppo a disposizione, ma questo forse e' il più semplice per iniziare a sviluppare usando le librerie di GNOME GTK+.

Considerazioni finali
Ci sarebbe molto da scrivere sugli argomenti che ho trattato e non ho parlato di molte altre cose, forse non basterebbe un libro. Spero di essere comunque riuscito a darvi un'idea di base sulle peculiarità e sulle differenti funzionalità offerte da questi due sistemi operativi.